L’autoironia ci salverà

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L’autoironia
ci salverà (cit.)

Come sopravvivere quando nessuno capisce che lavoro fai e a volte neanche tu.

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C’è una domanda che chi lavora nel Terzo Settore, nel campo dell’educazione, conosce molto bene. Anzi, ce ne sono almeno sei. Arrivano a cena, durante le feste, dal vicino di treno, dal parente acquisito, e ogni volta suonano come un piccolo, gentile, coltello nel fianco.

“Ah, quindi vai a scuola a fare giochetti?”

EaSlab intro

Noi, nel tempo, abbiamo imparato a sopravvivere. Non con la didascalia, neanche con le parolacce, ma con il disegno, con l’ironia. Con la matita che ride di sé stessa.

Questa pagina raccoglie anni di illustrazioni e grafiche nate a margine dei quaderni, sulle carte pacco, su Moleskine presi in prestito. Non è un portfolio, è una resa dei conti affettuosa con quello che facciamo ogni giorno. E poi ci aiuta perché… “se non capisci ti faccio il disegnino”.

Le domande immortali

Le conosci tutte. Ti seguono ovunque. Le abbiamo catalogate e abbiamo dato loro un nome.

Ma perché prepari sempre tutti questi materiali?

Noi la chiamiamo Cura

Carta pacco

Ma perché ti fai sempre tutte queste domande?

Noi la chiamiamo Consapevolezza

Domande

Ad ogni data fissata corrisponde un’allerta meteo

Noi la chiamiamo Sfiga

Allerta meteo

Una micro è per sempre

Noi la chiamiamo Àncora di salvezza

Micro rete

Ma quindi tu vai a scuola a fare questi giochetti?

Noi la chiamiamo Partecipazione

Partecipazione

Ma ti pagano per fare questo?

Noi lo chiamiamo Lavoro

Ma ti pagano

Ma hai sempre delle scadenze?

Noi la chiamiamo Maledizione

Scadenza ieri

Glossario dell’educatore sopravvissuto
Cura

Quella cosa che ti fa preparare 47 foglietti colorati per un laboratorio di 2 ore con 8 persone. Non è un vezzo, non è carta da riciclo, è un progetto educativo.

Sfiga

La legge non scritta per cui ogni data fissata con settimane di anticipo coincide con un’allerta meteo arancione, un ponte non previsto, o entrambe le cose. Non è sfortuna, è la scuola italiana.

Maledizione

Quando tutte le lancette dell’orologio indicano “ieri”. E la scadenza era, appunto, ieri. La risposta giusta non è “ho dimenticato”. È “stavo ancora lavorando al progetto precedente”.

Lavoro

Sì, ci pagano per farlo. Anche se lo stomaco si chiude ogni volta che lo dobbiamo spiegare a chiunque pensi sia volontariato. Ceci n’est pas une maestra.

Sorrido

La risposta finale a tutto. Dopo i conti che non tornano, il fornitore che non risponde, la call all’ora di pranzo. Ma alla fine, sorrido sempre.

Anatomia di un formatore

Il cervello diventa molle. Lo stomaco si chiude. La mano si irrigidisce. La gamba vorrebbe scappare. E il cuore si frantuma in mille pezzi quando qualcuno ti chiede: “Ma ti pagano per fare questo lavoro?”

Sì, anche se non è mai abbastanza.

Questa illustrazione racconta quello che succede davvero dentro chi lavora ogni giorno nel campo dell’educazione. Non nei libri di studio, nei corpi.

Anatomia di un formatore

CervelloDiventa molle. Elabora contemporaneamente il programma di domani, la fattura di tre mesi fa e la risposta giusta da dare al parente acquisito.
CuoreSi frantuma in mille pezzi quando qualcuno chiede: “Ma ti pagano per fare questo?” Si rimette insieme ogni mattina, comunque.
StomacoSi chiude. Ogni volta che bisogna spiegare cosa si fa, perché lo si fa, e no, non è un hobby.
ManoSi irrigidisce. Regge pennarelli, cartelloni, post-it, caffè. Non necessariamente in quest’ordine.
GambaVorrebbe scappare. Prima scuola, seconda scuola, treno perso, terzo caffè. Ma non scappa mai.

La giornata tipo

Si parte da casa. Si prende la metro, il treno, il terzo caffè. Si dimenticano i pennarelli. Si arriva alla prima scuola. Poi alla seconda. Poi si perde il treno. Probabilmente piove. Il quarto caffè è in compagnia. Si torna. Si ricomincia nel pomeriggio.

La giornata di un formatore

Che bella l’estate per gli educatori

Ogni anno, puntuale come la raccolta differenziata e le zanzare, arriva l’estate e, con essa, le attività estive dell’équipe EaSlab, accuratamente cartografate dopo anni di esperienza e appunti sul campo.

La mappa non mente. Ci sono le microprogettazioni, i report settimanali, i timesheet, i materiali da preparare e lo scotch carta che sicuramente finirà. Ci sono le isole abitate dai colleghi, ognuno con tempere e confronto pre-adolescenziale sull’affettività.

La legenda è chirurgica: bambini che corrono di qua e di là, il caldo che ti succhia l’energia, la matematica, la logistica, l’ombra che non si vede e finalmente i gavettoni.

Al centro della mappa, racchiuso in un’ellisse dorata, il pensiero che unisce tutta l’équipe: “tutti noi quando sarà finita”. Peccato che l’immagine ci dice che saremo un veliero stracciato.

Fonte: esperienza delle équipe precedenti. Scala: 1mm = 50km.

Che bella l'estate per gli educatori

Piccola gioia, una breve storia triste

Al bar sanno come prendi il caffè. Il commercialista dice che chiamerà lui il fornitore. Domani non si va a scuola, pranzo a casa. Shalalalà.

Poi: in ufficio non arriva il sole. La call è all’ora di pranzo. Il fornitore non risponde. La smetto, domani scuola alle otto.

È la traiettoria di ogni settimana. Ed è per questo che la disegniamo. Perché quello che non si riesce a spiegare, a volte si riesce a ridere.

Piccole gioie

Lost & Found — inventario delle cose perdute

Durante il lockdown abbiamo fatto l’inventario di quello che avevamo perso e di quello che avevamo trovato. Istruzione. Fiducia. Libertà. Relazioni. Diritti. Cultura. Lavoro. Cura. Parità. Terzo Settore. Nessuno di questi è carta pacco.

Lost and Found
La scuola a ottobre 2020
Anatomia 2.0 COVID19

Alcune cose erano nella valigia chiusa. Controllo. Economia. Paura. Le abbiamo guardate da fuori, come si fa davanti agli oggetti smarriti: con la curiosità di chi vuole capire a chi appartengono davvero.

Ceci n’est pas une école

Siamo frequentatrici abitudinarie di scuole, portatrici sane di zaini, disegnatrici di carte pacco, rabdomanti di pensieri, equilibriste di treni, degustatrici di caffè endovena, inventrici di domande pungenti, poetesse di report. Ci scontriamo tutti i giorni con una scuola trasformata dalle politiche che la scuola la mettono all’ultimo posto, trasformandola in una “ScUOLA“.

Quella che nessuno vuole toccare, quella che dopo un po’ ti costringe alla sostituzione, se hai il coraggio. E allora noi continuiamo a camminare… con una suola che somigli al mondo.

Suola
Ceci n'est pas une école 5
Ceci n'est pas une école 4
Ceci n'est pas une école 3
Ceci n'est pas une école 2
Ceci n'est pas une école 1
Social 8

Lost in TranEASlation

Succede sempre, puntuale come il bradisismo quando hai appena preso sonno: il nome della nostra associazione viene cambiato in maniera creativa. È più difficile dei trentatré trentini che entrarono a Trento, perché loro almeno sono famosi e trotterellavano. Noi invece siamo più come Llanfairpwllgwyngyllgogerychwyrndrobwllllantysiliogogogoch — che è (ve lo assicuriamo, cercatela pure su Google) una città del Regno Unito.

Eppure il nostro nome è già un’abbreviazione (Educazione Allo Sviluppo). Ma questo non basta. È più facile chiamarci ASLab. Forse perché tra le nostre competenze c’è anche quella di assistenza sanitaria?

Lost in TranEASlation

Ma alla fine, sorrido sempre.

L’autoironia non è rassegnazione. È la forma più precisa di consapevolezza che abbiamo trovato. Ci permette di guardare quello che facciamo con affetto e lucidità, e di ricordarci perché continuiamo a farlo, anche quando la scadenza era ieri e il calendario salta.

Queste grafiche sono nate così. Margini di quaderni. Carte pacco. Moleskine notturni. Non un portfolio. Un modo di stare in piedi.

#EaSlab · l’autoironia ci salverà

Ma alla fine sorrido sempre